Un mare di risorse – invito alla mostra

Un mare di risorse – invito alla mostra

mostra Un mare di risorse nuove

Inaugurata venerdì 2 luglio, fino al 15 agosto sarà visitabile a Grado la mostra  Un mare di risorse. Lo sfruttamento dell’ambiente marino nell’Alto Adriatico tra archeologia ed etnografia, vero e proprio viaggio immersivo nel mondo peschereccio lungo l’arco costiero compreso tra la laguna di Marano  e il pescoso mare di Pirano, negli ultimi duemila anni.

Visitando i tre piani espositivi della Casa della Musica di Grado, ove reperti archeologici e manufatti antichi dal I secolo a.C. in poi sono affiancati a beni etnografici risalenti a tempi recenti, è possibile identificarne elementi di continuità e specificità e tratti condivisi tra realtà limitrofe e trovare risposta a domande ai tratti accumunanti della pesca di ieri e di oggi.

Come si allevano pesci e molluschi? Quali ulteriori usi hanno questi ultimi, oltre a quello alimentare? Come è cambiata l’alimentazione basata sui prodotti del pescato? Qual è la valenza simbolica degli organismi marini? Com’è il mestiere del pescatore? Questi sono solo alcuni dei quesiti che la mostra può soddisfare, accompagnando il visitatore in un continuum di emozioni e scoperte.

L’itinerario di visita propone difatti testimonianze di vario genere e di significativa rilevanza provenienti dagli scavi di alcune delle ville romane costiere e del centro storico di Trieste, dal relitto della nave da pesca e mercantile battezzata Iulia Felix rinvenuto al largo di Grado alla zona di Aquileia.

Sono esposti alcuni modellini di imbarcazioni sia antiche che moderne provenienti da vari musei tra cui quello etnografico di Ljubljana e delle immagini votive marinare provenienti dal museo del mare di Pirano/Piran.

Al terzo piano sono esposti alcuni documenti provenienti dall’archivio storico comunale di Marano Lagunare, risalenti al periodo della dominazione di Venezia che raccontano storie di pesca e pescatori, di dispute tra Grado e Marano e di regolamenti della pesca in laguna, oltre a fornirci interessanti toponimi lagunari.

Infine, di grande suggestione, è la ricostruzione dell’interno del cason, la tipica abitazione dei pescatori di laguna.

La visita si conclude al terzo piano, con al proiezione di alcune immagini storiche provenienti da diverse collezioni e quella di un documentario sulla vita nella laguna di Grado, sulle tradizioni pescherecce e sul divenire delle stesse, in un racconto che parte da Aquileia romana e giunge sino al contemporaneo.

La mostra sarà visitabile tutti i giorni, dalle 19:00 alle 22:30, presso la Casa della Musica di Grado. Per maggiori informazioni: https://bit.ly/3ArRC2F.

una ‘radiografia’ dell’antico lacus Timavi?

una ‘radiografia’ dell’antico lacus Timavi?

meno nuove

In quest’immagine abbiamo un po’ giocato, sovrapponendo un’ortofoto aerea del 1954 a una schermata tratta da Google Earth, che raffigura la situazione attuale.
Il risultato finale è molto curioso in quanto restituisce un’idea di quello che un tempo fu il cordone insulare che delimitava la laguna litoranea del ‘lacus’ dal mare aperto.
Questa laguna era punteggiata da alcune emergenze insulari, note come l’isola di S. Antonio (A) e l’isola della Punta (B) , che costituivano le più settentrionali delle insulae clarae citate da Plinio il Vecchio.
Si trattava nello specifico di un’unica isola, il cui cordone centrale risultava sommerso durante le alte maree, conferendole l’aspetto di due isole distinte.
In ‘C’ è evidenziato il ‘balo’, l’affioramento alluvionale sito in prossimità della foce del Timavo, che verosimilmente cela le rovine dello scomparso castello veneziano di Belforte.
Le terme romane di Monfalcone giacciono al limitare settentrionale dell’isola di Sant’Antonio, oggi quasi del tutto scomparsa a causa delle esigenze imposte dal progresso industriale del ventesimo secolo.
Un progresso che ci ha consegnato ancora alcuni piccoli cenni di quest’isola, visibili nelle foto sotto riportate, ma che ha definitivamente cancellato Quota 12, ossia l’isola della Punta che, però, ci ha comunque affidato importantissime testimonianze del passato, come la villa della Punta e l’imbarcazione d’epoca romana, oggi musealizzata (ma al momento non visibile al pubblico) presso il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.



 

un antico cippo confinario tra Venezia e Austria

un antico cippo confinario tra Venezia e Austria

meno nuove

In una radiosa mattinata settembrina del 1756, l’austriaca Sagrado e la veneziana Fogliano, dopo una lunga ed articolata serie di sopralluoghi e trattative protrattesi per un quadriennio, festeggiarono assieme la definizione ultima dei confini di Stato in tutta la Patria del Friuli e nell’Istria, tra Repubblica di Venezia e Arciducato d’Austria.
Si riunirono “il Senatore Giovanni Donato, il Magnifico Luogotenente della Patria del Friuli Lorenzo Donà con il Provveditore Generale di Palmanova Tomaso Querini, il Conte Feldmaresciallo Ferdinando di Harrsch col Segretario della Commissione ai confini, Antonio de Salzfeldt ed altri dignitari austriaci”.
“Perciò si avviarono poi in magnifico corteo alla chiesa di Santa Maria, dove venne cantato il Te Deum di ringraziamento, mentre al di fuori rimbombavano le scariche degli archibugi e delle colubrine. Quindi i personaggi si separarono, ritornando il Generale a Gorizia per proseguire per Vienna, mentre il Senatore s’imbarcò a Monfalcone su una galea, per raggiungere Venezia e riferire a Sua Serenità il Doge Francesco Loredano“.

Per sancire degnamente la conclusione di questo elaborato accordo, fu eretto il  cippo che si può osservare in queste foto: giace oggi  a lato dell’attuale strada statale in prossimità di Fogliano e riporta un’epigrafe in lingua latina,  qui sotto tradotta:

a Dio Ottimo Massimo Adiutore
a Maria Teresa
Romana Imperatrice d’Ungheria di Boemia Regina
Arciduchessa d’Austria
a Francesco Loredano
Doge di Venezia
per i confini incerti dalla Pace di Wormazia
fino a questo giorno
controversi infine felicemente risolti
agli ordini dei principi
e per i desideri dei popoli
Ferdinando Filippo conte di Harrsch
Consigliere intimo dell’Augusta
Feldmaresciallo e Colonnello di Reggimento di Fanteria
e
Giovanni Donato
già  Savio all’Ordine del Consiglio
Senatore Veneto
Arbitri dei confini regolati
Posero

(da ‘Uno storico monumento a Fogliano nel territorio di Monfalcone’ di Francesco Furlani, 1964)

il cippo tra Venezia e Austria a Sagrado.

iscrizione in latino sul cippo tra Fogliano e Sagrado


 

Marin Sanudo

Marin Sanudo

meno nuove


Adsit omnipotens deus

Itinerarium Marini Sanuti Leonardi filij patricij veneti itinerarium cum syndicis Terre firme

 

Così recitava nell’anno 1483 l’incipit del volume ‘Itinerario di Marin Sanudo per la terraferma veneziana’, che il cronista scrisse su un viaggio compiuto nei territori della Repubblica di Venezia, seguendo l’iter percorso dagli Auditori delle Sentenze.
Il loro compito, quali magistrati giudiziari, era la verifica dell’operato dei Rettori al governo delle città della Serenissima e il suo successivo resoconto alla Quarantia Civil Nova, uno dei massimi organi costituzionali.
Delle cinquantasette località visitate e dettagliatamente descritte dal Sanudo nei quasi sei mesi di viaggio tra terraferma veneta e Istria, durante i quali furono percorse quasi 1200 miglia,  non viene naturalmente tralasciata la città murata di Monfalcone e la sua Rocca, delle quali il diarista veneto fissò l’andamento delle poderose mura, dei torrioni a pianta rettangolare e del fossato nel disegno qui sotto riportato.

Cinquantasette località facenti parte d’una terraferma veneziana via via più estesa.
Difatti a Venezia, fino all’arrivo dei Turchi attorno alla metà del ‘400, poco importava d’altro che non fosse il grande controllo dei traffici marittimi. E il vettore principale dei commerci era da sempre rappresentato dal Mediterraneo.
La scoperta dell’America determinò lo spostamento dell’importanza delle rotte commerciali dal Mediterraneo orientale, di tradizionale controllo veneziano, a quello occidentale, sotto l’egida della Spagna: dal 1492 in poi, il potere commerciale della Serenissima inizia il suo periodo di declino, in stretta correlazione con l’importanza che il Nuovo Mondo stava progressivamente acquisendo.
Il mare di prima non era più la fortuna definitiva per ‪‎Venezia, che intuì subito l’importanza dell’entroterra, iniziando a considerarlo come terra vergine di conquista.
Le energie produttive, da quel momento in poi, divennero parzialmente quelle fornite dal mondo agricolo e lo stretto controllo anche giuridico di questa ‘nuova’ fonte di sussistenza, slegata dai commerci, diveniva dunque centrale.


Nel suo Itinerario, prima di lasciare Monfalcone per raggiungere l’Istria via mare, Marin Sanudo descrive così lo scomparso castello di Belforte, le cui rovine giacciono oggi sepolte sotto i depositi alluvinali alla foce del fiume Timavo.

… Et dovendo il zorno (dopo) per il tempo cativo dover star lì a San Zuane, deliberamo alcuni, zoè , Pisani, Io et altri dotori, in una barcheta andar, mia do in mar; a uno scoglio, sopra dil quale par le vestigia di uno castello che vi foe, overo torion tondo e tutto mazizo,  chiamato  Belguardo.   Quivi  è  dito,  avanti  i nostri avesse el Friul, fece fabricar uno ponte andava in terra apresso Mofalcon. Or dismontati, di lì a pocho vene uno grandissimo murmur di mar, et si levò fortuna,  adeo  fo  necessario  di  andar  di  sopra  dita torre…

Sanudo; Monfalcone; associazione culturale Lacus Timavi; Friuli Venezia Giulia

Lagunamare | Sul Belforte e la zona del Lisert [febbraio-marzo 2014]

Lagunamare | Sul Belforte e la zona del Lisert [febbraio-marzo 2014]

rassegna stampa

Grazie al cortese interessamento dell’amico Marco di Rialtofil, sul numero di marzo di Lagunamare, rivista di Assonautica Venezia, si parla del Lisert, del Belforte e delle terme romane nell’intreccio di storia e suggestioni, in un articolo a cura della nostra Associazione.

Clicca QUI per l’articolo pubblicato su Lagunamare di febbraio/marzo 2014, dal titolo ‘Sul Belforte e la zona del Lisert’

la Rocca di Monfalcone

la Rocca di Monfalcone

meno nuove

Questo disegno proviene dall’Archivio di Stato di Venezia (fondo Terkutz) e illustra la Rocca di Monfalcone così come doveva apparire verso la fine del’600, sotto il dominio della Serenissima.
È ben raffigurato il fossato, il cui tracciato è ancor oggi nettamente distinguibile direttamente in situ.
La curiosa dicitura sul ‘ponte che sarà da esser rifatto’,risulta indicativa delle cure necessarie al manufatto d’accesso al poderoso bastione.

(da ‘Alle origini dell’industrializzazione: Monfalcone e il territorio dall’economia rurale allo sviluppo manifatturiero’, Furio Bianco, 1986)

Per approfondimenti, si rimanda allo stesso argomento, trattato nel progetto SottoMonfalcone.