una ‘radiografia’ dell’antico lacus Timavi?

una ‘radiografia’ dell’antico lacus Timavi?

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In quest’immagine abbiamo un po’ giocato, sovrapponendo un’ortofoto aerea del 1954 a una schermata tratta da Google Earth, che raffigura la situazione attuale.
Il risultato finale è molto curioso in quanto restituisce un’idea di quello che un tempo fu il cordone insulare che delimitava la laguna litoranea del ‘lacus’ dal mare aperto.
Questa laguna era punteggiata da alcune emergenze insulari, note come l’isola di S. Antonio (A) e l’isola della Punta (B) , che costituivano le più settentrionali delle insulae clarae citate da Plinio il Vecchio.
Si trattava nello specifico di un’unica isola, il cui cordone centrale risultava sommerso durante le alte maree, conferendole l’aspetto di due isole distinte.
In ‘C’ è evidenziato il ‘balo’, l’affioramento alluvionale sito in prossimità della foce del Timavo, che verosimilmente cela le rovine dello scomparso castello veneziano di Belforte.
Le terme romane di Monfalcone giacciono al limitare settentrionale dell’isola di Sant’Antonio, oggi quasi del tutto scomparsa a causa delle esigenze imposte dal progresso industriale del ventesimo secolo.
Un progresso che ci ha consegnato ancora alcuni piccoli cenni di quest’isola, visibili nelle foto sotto riportate, ma che ha definitivamente cancellato Quota 12, ossia l’isola della Punta che, però, ci ha comunque affidato importantissime testimonianze del passato, come la villa della Punta e l’imbarcazione d’epoca romana, oggi musealizzata (ma al momento non visibile al pubblico) presso il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia.



 

un antico cippo confinario tra Venezia e Austria

un antico cippo confinario tra Venezia e Austria

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In una radiosa mattinata settembrina del 1756, l’austriaca Sagrado e la veneziana Fogliano, dopo una lunga ed articolata serie di sopralluoghi e trattative protrattesi per un quadriennio, festeggiarono assieme la definizione ultima dei confini di Stato in tutta la Patria del Friuli e nell’Istria, tra Repubblica di Venezia e Arciducato d’Austria.
Si riunirono “il Senatore Giovanni Donato, il Magnifico Luogotenente della Patria del Friuli Lorenzo Donà con il Provveditore Generale di Palmanova Tomaso Querini, il Conte Feldmaresciallo Ferdinando di Harrsch col Segretario della Commissione ai confini, Antonio de Salzfeldt ed altri dignitari austriaci”.
“Perciò si avviarono poi in magnifico corteo alla chiesa di Santa Maria, dove venne cantato il Te Deum di ringraziamento, mentre al di fuori rimbombavano le scariche degli archibugi e delle colubrine. Quindi i personaggi si separarono, ritornando il Generale a Gorizia per proseguire per Vienna, mentre il Senatore s’imbarcò a Monfalcone su una galea, per raggiungere Venezia e riferire a Sua Serenità il Doge Francesco Loredano“.

Per sancire degnamente la conclusione di questo elaborato accordo, fu eretto il  cippo che si può osservare in queste foto: giace oggi  a lato dell’attuale strada statale in prossimità di Fogliano e riporta un’epigrafe in lingua latina,  qui sotto tradotta:

a Dio Ottimo Massimo Adiutore
a Maria Teresa
Romana Imperatrice d’Ungheria di Boemia Regina
Arciduchessa d’Austria
a Francesco Loredano
Doge di Venezia
per i confini incerti dalla Pace di Wormazia
fino a questo giorno
controversi infine felicemente risolti
agli ordini dei principi
e per i desideri dei popoli
Ferdinando Filippo conte di Harrsch
Consigliere intimo dell’Augusta
Feldmaresciallo e Colonnello di Reggimento di Fanteria
e
Giovanni Donato
già  Savio all’Ordine del Consiglio
Senatore Veneto
Arbitri dei confini regolati
Posero

(da ‘Uno storico monumento a Fogliano nel territorio di Monfalcone’ di Francesco Furlani, 1964)

il cippo tra Venezia e Austria a Sagrado.

iscrizione in latino sul cippo tra Fogliano e Sagrado


 

Marin Sanudo

Marin Sanudo

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Adsit omnipotens deus
Marini Sanuti Leonardi filij patricij veneti itinerarium cum syndicis Terre firme

Così recitava nell’anno 1483 l’incipit del volume ‘Itinerario di Marin Sanudo per la terraferma veneziana’, che il cronista scrisse su un viaggio compiuto nei territori della Repubblica di Venezia, seguendo l’iter percorso dagli Auditori delle Sentenze.

Il loro compito, quali magistrati giudiziari, era la verifica dell’operato dei Rettori al governo delle città della Serenissima e il suo successivo resoconto alla Quarantia Civil Nova, uno dei massimi organi costituzionali.

Una terraferma veneziana via via più estesa.

Difatti a Venezia, fino all’arrivo dei Turchi attorno alla metà del ‘400, poco importava d’altro che non fosse il grande controllo dei traffici marittimi. E il vettore principale dei commerci era da sempre rappresentato dal Mediterraneo.

La scoperta dell’America determinò lo spostamento dell’importanza delle rotte commerciali dal Mediterraneo orientale, di tradizionale controllo veneziano, a quello occidentale, sotto l’egida della Spagna: dal 1492 in poi, il potere effettivo della Serenissima inizia il suo periodo di declino, in stretta correlazione con l’importanza che il Nuovo Mondo stava progressivamente acquisendo.

Il mare di prima non era più la fortuna definitiva per ‪‎Venezia, che intuì subito l’importanza dell’entroterra, iniziando a considerarlo come terra vergine di conquista.

Le energie produttive, da quel momento in poi, divennero parzialmente quelle fornite dal mondo agricolo e lo stretto controllo anche giuridico di questa ‘nuova’ fonte di sussistenza, slegata dai commerci, diveniva dunque centrale.

Lagunamare | Sul Belforte e la zona del Lisert [febbraio-marzo 2014]

Lagunamare | Sul Belforte e la zona del Lisert [febbraio-marzo 2014]

rassegna stampa

Grazie al cortese interessamento dell’amico Marco di Rialtofil, sul numero di marzo di Lagunamare, rivista di Assonautica Venezia, si parla del Lisert, del Belforte e delle terme romane nell’intreccio di storia e suggestioni, in un articolo a cura della nostra Associazione.

Clicca QUI per l’articolo pubblicato su Lagunamare di febbraio/marzo 2014, dal titolo ‘Sul Belforte e la zona del Lisert’

Marin Sanudo

Marin Sanudo

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Nel 1483 il cronista veneziano Marin Sanudo scrisse un volume su un viaggio compiuto nei territori della Repubblica di Venezia, seguendo l’iter percorso dagli Auditori delle Sentenze.

Il loro compito, quali magistrati giudiziari, era la verifica dell’operato dei Rettori al governo delle città della Serenissima e il suo successivo resoconto alla Quarantia Civil Nova, uno dei massimi organi costituzionali.

Delle cinquantasette località visitate e dettagliatamente descritte dal Sanudo nei quasi sei mesi di viaggio tra terraferma veneta e Istria, non viene naturalmente tralasciata Monfalcone, della quale il diarista veneto fissò l’andamento delle poderose mura, dei torrioni a pianta rettangolare e del fossato nel disegno qui riportato.

Documento che giunge a noi come prima pianta conosciuta della città.

(da ‘Itinerario di Marin Sanuto per la terraferma veneziana: nell’ anno MCCCCLXXXIII.’)