quota 12

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In questa foto datata 1965, si nota il Monumento ai Caduti della Grande Guerra, inaugurato nel 1923 e in seguito smontato in blocchi per lasciar spazio agli stabilimenti della nascente area industriale del Lisert.
Fu poi riassemblato dapprima in zona Tavoloni, a lato della strada statale e poi nell’area del Parco della Rimembranza.
La sua collocazione definitiva lo vede dal 2003 a breve distanza dalle Terme di Monfalcone, in via Timavo.

L’eccezionalità della foto, che lo ritrae nella sua primitiva collocazione, risiede nel fatto che sia stata scattata dalla sommità del monte ‘della Punta’, la ‘quota 12’  che designava il punto apicale di una delle due Insuale Clarae di delimitazione dell’antico lacus Timavi, spianate in parte o totalmente -come in questo caso- per ottenere nuovi terreni da destinare all’industria.
Dalla foto si notano sulla sinistra pure i ruderi della fornace presente in zona e il Locavaz.

Il monumento è realizzato in blocchi di pietra d’Aurisina, su progetto dell’architetto Guido Cirilli che  per molti anni è stato insegnante e anche presidente dell’accademia di Belle Arti di Venezia e direttore della Scuola superiore d’Architettura.

(dalla monografia ‘La mancata conquista di quota 28 del Timavo nel 1917’ di Abramo Schmid)

insula clara di Sant'Antonio
il Monumento ai Caduti

 

anno 1824: breve viaggio da Monfalcone a Duino

anno 1824: breve viaggio da Monfalcone a Duino

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Questa mappa, datata ‘Triest, den 27 März 1824’, è opera della Kustenlandische Baudirection [1], la direzione delle opere d’ingegneria civile della regione costiera dell’Impero austroungarico.
Si tratta della proposta di pianificazione di una nuova strada che avrebbe dovuto unire Duino a Monfalcone attraversando la palude del Lisert.
Partendo da sinistra, si nota la Monfalconer Baadhause [2] (le terme), al limitare del Monfalconer Moorgründe, il ‘fondale marino’ con cui si designa la palude del Lisert e, quindi, l’antico lacus (in questo caso definito con una forma non più in uso).
La vecchia strada, quella esistente, scavalla la sommità della Montagnolla della Punta [3]mentre le due previste l’aggirano: una, quella in rosso, tira dritta e attraversa il Locavaz Bach (rio del Locavaz) [4] per continuare dem Thurn gehörige Gründe [5], ossia fondi appartenenti ai della Torre, giungendo a San Giovanni di Duino [6].

L’altra strada prevista, in giallo, invece,segue un corso più meridionale rispetto a quella già esistente. Difatti, attraversando d’un tiro le foci del Timavo e il paludo, arriva nel Gemeinde Grad Bratina [7], ossia nel comune del castello di Bratina.
Da qui in poi, la strada rossa continua da San Giovanni e s’innesta nel vecchio percorso mentre quella gialla prosegue il suo andamento rettilineo attraversando il bosco della Cernizza.
Ambo le strade si tengono al di fuori della riserva di caccia dei conti della Torre, qui annotata come Thiergarten Cernizza Graf von Thurn gehorig [8].
A Duino, in prossimità del porto (Haven) si nota il Salz-Magazin, l’Altes Schloß e il castello ‘Nuovo’ [9].


Situation der zur Abbauung der sehr steilen und der Uberschemmung ausgesetzen Strassen Strecke zwischen Duino und dem Monfalconer Baadhause in Vorschlag gebrachten Strassenzuge— Situazione delle erte e dei guadi posti tra le terme di Monfalcone e Duino che s’incontrano lungo i percorsi delle strade proposte | Archivio Piani, 27/03/1824).

nota: tutti i termini in tedesco sono riportati tal quali dalla mappa

Situation der zur Abbaung_full
Situation der zur Abbaung (..)


 

solchi carrai

solchi carrai

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I dettagli tecnici restituiti dalle strade romane presenti nella zona del lacus Timavi ci restituiscono misure pressoché costanti in tutti i tronconi superstiti sin oggi esaminati.
I solchi carrai paralleli sono profondi mediamente 10 cm, a volte 15, e distano sempre circa 110 cm tra loro.
La natura della roccia in cui sono scavati a volte ne ha permesso la conservazione, mentre in altri casi l’erosione naturale ha contribuito alla loro cancellazione, ove non siano incorsi gli stravolgimenti dovuti al conflitto bellico.

I tratti osservabili oggi sono circa otto, tra i quali meritano menzione:
– quello che va dal terzo ramo delle risorgive del ‪Timavo, puntando al cimitero di S.Giovanni. Diversi i rinvenimenti archeologici del luogo: un’urna cineraria, una tomba a inumazione col fondo in cotto (vedi sotto), andata distrutta, che a sua volta ha restituito frammenti di una lucerna e un bicchierino di bronzo
– quello parallelo alla carrareccia che da Medeazza conduce a Ceroglie e che s’interrompe in prossimità del confine di Stato
I solchi carrai puntano verso l’esteso castelliere di Brestovizza, a testimonianza del fatto che in età romana siano stati utilizzati dei percorsi d’epoca precedente

(nella foto scattata da E. Faraone, le operazioni di rilievo metrico dei solchi carrai)

 

Lacus Timavi; Monfalcone
tomba a inumazione in cotto

 

 

 

strada romana al Lisert

strada romana al Lisert

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In un post precedente si è visto come la strada che collegava Aquileia a Nauporto (odierna Vhrnika, SLO), attraversasse l’Isonzo su un maestoso ponte che conobbe lunga e travagliata storia, fino alla sua definitivademolizione avvenuta per opera del Patriarca Gregorio nell’anno 1268.

La direttrice che da Aquileia puntava a sud, verso l’Istria, anche in questo caso fu edificata su una preesistente pista percorsa dalle genti locali e la sua definizione si rese necessaria già ai tempi della guerra contro gli Istri, protrattasi sino al 177 a.C.

Aquileia voleva difatti esercitare un controllo sempre più stringente sul territorio circostante e quindi la perfetta agibilità di quelle antiche piste divenne di primaria importanza, creando così un collegamento col sobborgo aquileiese di Monastero con la zona del Timavo.

La strada, che avrebbe poi continuato in seguito ad essere costruita fino alla colonia di Tergeste, raggiungeva un ramo del paleoalveo dell’Isonzo tra Levada e San Canzian d’Isonzo, dove esisteva un ponte, e un altro ramo scomparso dell’Isonzo nella zona di San Polo di Ronchi.

La palude del Lisert era raggiunta poi e il Locavaz veniva superato anch’esso da un ponte, a poca distanza dalla ‘mansio Timavi’.

In questa foto si nota la strada romana durante una fase delle ricognizioni che l’archeologo triestino Alberto Puschi fece durante il suo studio sistematico del territorio.

urna cineraria nei pressi della strada romana del Lisert

urna cineraria nei pressi della strada romana del Lisert

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Indagando le origini della rete stradale che interessò l’antico ‪Lisert, i ritrovamenti risalenti al periodo romano, come materiali fittili e tombe, ne attestano il periodo di più intenso utilizzo, tenendo presente che questi percorsi furono utilizzati anche in epoche successive a quella romana.
Ciò è suffragato dal fatto che, ad esempio, il tratto diretto al ponte romano sul Locavaz era percorso dalle genti del carso sino al primo ‘900, presentando per via dell’uso intenso delle irregolarità nei solchi carrai, più logori e profondi in corrispondenza della traccia più a valle, gravata da un peso maggiore.
Nella foto, un’urna cineraria calcarea rinvenuta in prossimità della strada, in uno scatto di Abramo Schmid della Commissione Grotte di Trieste.


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