Due immagini tratte dal libro del Pocar, edito a Udine dalla tipografia Del Bianco.
figure sacre nella chiesa di San Giovanni in Tuba
meno nuoveChiesa di San Giovanni in Tuba: parte dell’affresco supersite alle devastazioni della Grande Guerra, ancor oggi presente sul lato settentrionale del presbiterio.
urna cineraria nei pressi della strada romana del Lisert
meno nuoveIndagando le origini della rete stradale che interessò l’antico Lisert, i ritrovamenti risalenti al periodo romano – materiali fittili, tombe- ne attestano il periodo di più intenso utilizzo, tenendo presente che questi percorsi furono utilizzati anche in epoche successive a quella romana.
Ciò è suffragato dal fatto che, ad esempio, il tratto diretto al ponte romano sul Locavaz era percorso dalle genti del carso sino al primo ‘900, presentando per via dell’uso intenso delle irregolarità nei solchi carrai, più logori e profondi in corrispondenza della traccia più a valle, gravata da un peso maggiore.
Nella foto, un’urna cineraria calcarea rinvenuta in prossimità della strada, in uno scatto di Abramo Schmid della Commissione Grotte di Trieste.
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mappa di Monfalcone, anno 1818
meno nuoveIn questa carta, la sovrapposizione della Monfalcone ottocentesca all’antica città murata, il cui perimetro è ripreso grossomodo dalle attuali strade principali del centro.
(particolare di una mappa del catasto austriaco, anno 1818)
Lagunamare | Sul Belforte e la zona del Lisert [febbraio-marzo 2014]
rassegna stampaGrazie al cortese interessamento dell’amico Marco di Rialtofil, sul numero di marzo di Lagunamare, rivista di Assonautica Venezia, si parla del Lisert, del Belforte e delle terme romane nell’intreccio di storia e suggestioni, in un articolo a cura della nostra Associazione.
il Piccolo|Documentario; Dai barbari a oggi la Laguna di Grado raccontata da Fasolo [2 marzo 2014]
rassegna stampaFonte Timavi
meno nuoveIl lacus Timavi, rappresentato nella Tabula Peutingeriana.
Il toponimo Fonte Timavi, come già fece notare la dott.ssa Bertacchi, archeologa già direttrice del Museo Archeolgico Nazionale di Aquileia, è una denominazione che è possibile far riferire all’antica mansio romana insistente in epoca imperiale sulla via Gemina (?), oggi racchiusa nel complesso dell’acquedotto del Randaccio.
La Tabula Peutingeriana, inserita nell’elenco delle Memorie del Mondo dell’UNESCO, è una copia bassomedievale di un antico stradario militare dell’Impero romano.
Deve il suo nome a Konrad Peutinger, antiquario e umanista formatosi a Roma e a Padova, che ereditò la mappa dal bibliotecario dell’imperatore Massimiliano I d’Absburgo, Conrad Celtis.
Conservata presso l’Hofbibliothek di Vienna, ha acquisito anche il nome di Codex Vindobonensis (324), dalla denominazione romana della capitale austriaca.
La dignità topografica riservata sulla carta alla Fonte Timavi è del tutto parificabile a quella della vicina Aquileia: in epoca calssica la zona del lacus deve aver di certo rivestito un ruolo cardinale come nodo viario, commerciale e strategico.
punta cocci
meno nuoveIn occasione di una bonifica resasi necessaria al canale d’accesso al Villaggio del Pescatore, a breve distanza dal sedime del Sidam, si rinvenne un deposito subacqueo di cocci, successivamente asportato e depositato nei pressi del ‘balo’, la grande palude bonificata e successivamente inglobata nella zona industriale di Monfalcone.
Le prime suggestive ipotesi circa quel rinvenimento fecero propendere per il carico perduto da un barcone, ivi naufragato.
Studi più accurati misero in luce la natura di quei reperti.
Che vennero datati come appartenenti al periodo tra il I e il II sec. d.C. e a quello tardorinascimentale.
Trattandosi di materiale decorato, riservato ad una clientela nobiliare, si pensò più opportuno ricondurre tale ritrovamento nell’ambito di un centro abitato o, ancor meglio, di una villa patrizia.
E, sorgendo sulla via tra Tergeste ed Aquileia il Castellum Pucinum, in cui si produceva l’omonimo vino, particolarmente apprezzato da Livia Drusilla, moglie del primo imperatore romano Augusto, ciò giustificherebbe l’insediamento in zona di una fabbrica votata alla produzione di materiale così raffinato.
foto aerea del lacus Timavi
meno nuoveQuesta foto aerea che riprende dall’alto il porto del Timavo e che reca la data del 26 maggio 1954, è opera dell’Istituto Geografico Militare.
Si notano:
A, l’Isola di Sant’Antonio, oggi quasi interamente spianata, sul cui versante settentrionale s’intravvede il complesso delle Terme Romane.
B, l’Isola della Punta (o Amarina), oggi scompara e grossomodo inclusa nel complesso industriale Mar-Ter.
C, la scomparsa Isola di Belforte.
Tra l’isola A e B s’intravvede chiaramente -contrassegnato dalle frecce bianche- l’istmo semisommerso che le collegava.
D, zona delle risorgive del fiume Timavo.
E, lo sbocco del canale del Locavaz. Gli asterischi gialli indicano il cordone litoraneo che, tra porto Ròsega e la foce del Locavaz+Timavo, ha spostato in epoca recente la linea di costa, oggi parzialmente delimitata dalla cassa di colmata del Lisert.















