tra acque e miti del fiume Timavo, a cura della prof.ssa Marisa Bernardis (III parte)

tra acque e miti del fiume Timavo, a cura della prof.ssa Marisa Bernardis (III parte)

Ora tutto è sparito, celato sotterra, e sarà da restituire alla luce.
Solo rimanevano le terme, le Terme Romane di Monfalcone, rase al suolo durante la Grande Guerra, ma che alla vigilia della conflagrazione ci avevano ridonato due donarii dedicati al Fonte. E nell’abside della chiesa rovinata di S. Giovanni rimangono tuttora murate dopo l’immenso turbine bellico le tre are sacre alla Speranza Augusta, che erano state deposte nel santuario del Timavo da visitatori stranieri per ottenuta guarigione.
Nei primi secoli grigi del medio evo il luogo ,conteso tra Bizantini e Longobardi, giacque abbandonato, poiché si era andato colmando il Catino (val Caina, antico nome della zona del Villaggo del Pescatore): tale era il nome che ricorda quello dell’Anfora, del porto di Aquileia.
Intorno al Mille sorsero sulle rovine degli edifici romani la prima chiesa di S.Giovanni per opera del patriarca Ulderico di Aquileia, e un cenobio, di cui poi si impadronirono i cavalieri , e che poi scomparve, mentre i Veneziani si fortificarono sulla vicina isoletta di Belforrte per sorvegliare il mare di Trieste.
Allora altre leggende fiorirono,come quella dello Scoglio di Dante pensoso sul mare e del fantasma della Dama Bianca di Duino. (continua)

in foto: a pelo d’acqua su un’imbarcazione a basso pescaggio in prossimità delle risorgive del fiume.

meno nuove