tra acque e miti del fiume Timavo, a cura della prof.ssa Marisa Bernardis (IV e ultima parte):

tra acque e miti del fiume Timavo, a cura della prof.ssa Marisa Bernardis (IV e ultima parte):

Nel Timavo le genti giuliane riconoscono il loro Clitumno, sacro per gli antichi culti, per il beneficio delle sue linfe, per i miti e le storie del passato.
Dopo la Grande Guerra alla foce del Timavo è risorta la vita nelle nuove case, nella nuova chiesa, nello stabilimento del nuovo acquedotto di Trieste intitolato a Randaccio, in onore del quale è stato eretto un cippo nel sito ove egli cadde in battaglia.
Al margine della nuova strada sono incisi nel vivo masso i versi virgiliani del Timavo.

E’ rinata Monfalcone con i suoi cantieri, è resuscitato il castello di Duino, dalle cui macerie tra altri frammenti di lapidi e sculture si recuperarono parte di un secondo esemplare del basamento votivo di Sempronio Tuditano, un’ara dedicata al Timavo e un altro quarto altare alla dea Speranza, senza dubbio provenienti da quei santuari: frutti spontanei largiti dal classico suolo del Timavo e che ci invitavano e ancora ci invitano insistentemente a imprendere l’esplorazione archeologica anzitutto dell’area circostante i ruderi della chiesa del Battista, uno dei luoghi più suggestivi d’Italia.

in foto: l’uscita in mare del Timavo, in prossimità del Villaggio del Pescatore.

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