tra acque e miti del fiume Timavo, a cura della prof.ssa Marisa Bernardis (II parte)

tra acque e miti del fiume Timavo, a cura della prof.ssa Marisa Bernardis (II parte)

Ma oltre a questo Timavo adriatico o tergestino si conoscono altri due Timavi: uno è il Cellina, che prorompe da una parete rocciosa a Montereale presso Maniago, dove anni orsono venne alla luce una piccola ara assai antica con dedica al Timavo: l’altro è il cosiddetto Fontanone a Timau in Carnia, che scaturisce da una considerevole altezza del “Greto” e si riversa a balzi spumeggiando nel But.Il geografo Strabone informa che la regione del nostro Timavo, e forse più particolarmente il santuario ivi esistente, dal nome del fiume Timavus, si chiamava Timavum: in egual modo il romito villaggio carnico ha conservato l’antico nome di Timavum, che anche si può leggere in una delle tre iscrizioni stradali scolpite nella roccia del vicino valico di Monte Croce.

Comune a tutti e tre i Timavi, oltre al fenomeno idrico di acqua uscente in gran copia dall’alto di una roccia, è il carattere etnico e geografico, cioè il territorio cranico: la città di Concordia, al cui agro certo appartiene Maniago, è annoverata da Tolomeo tra le città dei Carni, e alla colonia di Trieste, detta appunto da Strabone borgata carnica, furono da Augusto attribuiti i Carni, cioè gli abitanti del contado carsico.

Le acque del Timavo nostro scorrono tutte in territorio tergestino: il fiume nasce dal Monte Catalano e dopo un breve corso nella valletta solatia, incoronata di castelli, la Valle del Timavo soprano, entra maestoso nella Caverna di San Canziano, nome genuinamente romano, e vi penetra d’impeto, di cataratta in cataratta, suscitando echi e rimbombi, luci e riflessi fantastici nelle gallerie e negli androni.

Poi il fiume scompare improvvisamente nel regno delle tenebre e del silenzio, in un lungo viaggio sotterraneo. Ingrossato da altre acque inghiottite dal sottosuolo carsico, nel suburbio di Trieste il fiume dalle molte sorgenti sbuca qua e là dalle fenditure della roccia con polle più o meno copiose, oltre San Giovanni di Guardiella, anche a Barcola e a Cedas; ad Aurisina fornisce e alimenta l’acquedotto principale della città; infine a San Giovanni del Timavo, tra Duino e Monfalcone, rivede la luce del sole e saluta a gran voce l’Adriatico in un paesaggio classico di eroica bellezza e d’alta poesia, se anche non più come ai tempi di Virgilio per ora novem magno cum murmure montis. Ai tempi di Virgilio invece c’era qui un ampio circondario sacro con un porto, un boschetto, uno o più santuari e le terme, poiché il Timavo, divinità fluviale era anche divinità salutare, come l’Apollo Aponus invocato nelle terme di Abano presso Padova. (continua)

in foto: una piccola polla di risorgiva del Timavo, in prossimità di San Giovanni di Duino.

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