quota 12

quota 12

meno nuove

In questa foto datata 1965, si nota il Monumento ai Caduti della Grande Guerra, inaugurato nel 1923 e in seguito smontato in blocchi per lasciar spazio agli stabilimenti della nascente area industriale del Lisert.
Fu poi riassemblato dapprima in zona Tavoloni, a lato della strada statale e poi nell’area del Parco della Rimembranza.
La sua collocazione definitiva lo vede dal 2003 a breve distanza dalle Terme di Monfalcone, in via Timavo.

L’eccezionalità della foto, che lo ritrae nella sua primitiva collocazione, risiede nel fatto che sia stata scattata dalla sommità del monte ‘della Punta’, la ‘quota 12’  che designava il punto apicale di una delle due Insuale Clarae di delimitazione dell’antico lacus Timavi, spianate in parte o totalmente -come in questo caso- per ottenere nuovi terreni da destinare all’industria.
Dalla foto si notano sulla sinistra pure i ruderi della fornace presente in zona e il Locavaz.

Il monumento è realizzato in blocchi di pietra d’Aurisina, su progetto dell’architetto Guido Cirilli che  per molti anni è stato insegnante e anche presidente dell’accademia di Belle Arti di Venezia e direttore della Scuola superiore d’Architettura.

(dalla monografia ‘La mancata conquista di quota 28 del Timavo nel 1917’ di Abramo Schmid)

insula clara di Sant'Antonio
il Monumento ai Caduti

 

il ponte romano di Ceggia, lungo la via Annia

il ponte romano di Ceggia, lungo la via Annia

meno nuove

La definizione di un’articolata rete stradale rappresentò per Roma la vera e propria spina dorsale del suo sistema politico, fungendo sia da supporto al controllo dei punti più periferici, sia da vettore per la circolazione delle genti, dei beni e delle idee.
A partire dal secondo  secolo a.C., nel settentrione d’Italia si sviluppò un complesso viario notevole, del quale Aquileia rappresentava uno dei nodi più orientali.
La metropoli romana era difatti raggiunta a occidente dalla via Annia, che la collegava ad una stazione iniziale -probabilmente Adria– dopo aver attraversato Padova, Altino e Concordia.
Dalla città, poi, si dipanava una via che raggiungeva la stazione di Fonte Timavi e, subito dopo, si biforcava, raggiungendo Tergeste col percorso meridionale e Tarsatica (Fiume) con quello settentrionale.
Per dare un’idea dei profondi mutamenti occorsi al territorio, in questa foto è riportata la via Annia nel punto in cui, con un ponte lungo circa 44 metri, attraversava il Canalat-Piavon vecchio, uno degli antichi rami del Piave.
Le pianure a cavallo tra Veneto e Friuli, al tempo, presentavano difatti un aspetto assai dissimile da quello odierno, interessato da molti interventi di bonifica: fiumi, canali e paludi erano continuamente presenti sul percorso viario, che per lunghi tratti costeggiava direttamente le lagune.
Di quest’opera, riemersa dalle campagne in seguito a scavi del ’49, si notano in particolare le basi dei piloni di profilo cuneiforme, scolpite nell’arenaria e poggianti su palizzate lignee, conformati per fronteggiare al meglio l’impeto della corrente e minimizzare la creazione di vortici al suo passaggio, garantendo robustezza e stabilità al manufatto.
Una situazione simile a quella esistente in prossimità di San Polo di Monfalcone, presso Ronchi, ove un ramo dell’Isonzo veniva oltrepassato da un ponte di cui ancora oggi esistono numerose testimonianze…

QUI, l’ubicazione del ponte