si conclude al Mitreo di Duino il Progetto Scuole 2017

si conclude al Mitreo di Duino il Progetto Scuole 2017

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Si conclude al Mitreo di Duino, con una visita riservata agli studenti del primo anno del Liceo Scientifico Buonarroti di Monfalcone, il ciclo d’incontri riservato alle scuole locali e volto a far conoscere storia, meraviglie archeologiche e ‘segreti’ dell’antico lacus Timavi.

Dopo dieci giornate d’incontri, declinate sia sul racconto in aula, sia sulla visita diretta al territorio, il progetto ha visto la partecipazione di quasi trecento studenti, provenienti da diversi Istituti di Monfalcone, Staranzano e Gradisca d’Isonzo.

Ringraziamo tutti i docenti che hanno voluto aderire all’iniziativa e il supporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, congiuntamente al Comune di Monfalcone, che ha messo a disposizione alcune strutture.

L’interesse suscitato ci suggerisce di riproporre tale iniziativa anche nel prossimo futuro, sotto la professionale conduzione di Piera dell’associazione Lacus Timavi, sempre nel solco del racconto sul territorio locale ai futuri eredi della sua memoria.

Fata

Fata

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Che cosa indusse Octavia Sperata a ringraziare i Fata, nella cui divinità si dipanava il Destino, apponendo forse in prossimità della grotta del Diavolo Zoppo, sulla perduta isola di Sant’Antonio, un’aretta votiva recante l’epigrafe Fatis?

E quale destino ha seguito questa scritta dedicatoria, involatasi pure dagli indici epigrafici, come la parola pronunciata dalla divinità?

Il fascino di questi rinvenimenti indiziari diviene ancor più appassionante alla luce degli spunti puramente antiquari sulla presenza di un Ninfeo alle bocche del Timavo, o semplicemente considerando le varie tracce epigrafiche riferibili alla frequentazione a fini curativi e sacrali del complesso termale.

Difatti  sono dello speleologo triestino Ettore Boegan, appassionato studioso del mondo ipogeo e tra i fondatori della speleologia moderna, i primi rilievi condotti sulla scomparsa grotta del Diavolo Zoppo, in prossimità delle terme.

Un luogo ritenuto da leggende locali, dimora di esseri delle sorgenti cui –forse – Octavia Sperata sciolse il voto.

E ciò lo si può evincere dall’epigrafe trascritta nella prima metà del ‘700 su ‘Le Antichità di Aquileia’, dal canonico Gian Domenico Bertoli , appassionato studioso dell’antica metropoli romana:

 

Fata; Octavia Sperata; Ottavia Sperata
epigrafe scomparsa di Octavia Sperata, su ‘Le Antichità d’Aquileia’

 

San Giovanni di Duino

San Giovanni di Duino

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In questa magnifica foto proveniente dall’archivio Puschi di Trieste si può notare l’abitato di San Giovanni di Duino, ancora intatto dagli insulti della Grande Guerra.

La chiesa presenta una torre campanaria diversa da quella odierna ed esistono ancora le strutture del molino ‘Americano’, su una delle bocche del Timavo, a brevissima distanza dalla chiesa.

glagolitico, a San Giovanni in Tuba

glagolitico, a San Giovanni in Tuba

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San Giovanni in Tuba, sito leggendario alle fonti del ‪Timavo, aggrega in una sorta di Wunderkammer elementare il sacro al fantastico, rappresentando da secoli un vero riferimento sia per le genti stanziali, sia per quelle di passaggio attraverso questo naturale crocevia.

Alla distruzione patita dall’edificio sacro durante il primo conflitto bellico fu messo mano nel 1949, con un restauro che durò quasi sei anni, durante il quale le superstiti decorazioni barocche furono rimosse, permettendo così ai sottostanti frammenti degli affreschi medievali di rivedere la luce.

Tra le testimonianze devozionali lasciate dai viandanti in siffatto luogo di culto, spiccano i graffiti che l’archeologa Brigitta Mader ha scoperto e indagato durante una sua campagna di studi.

Tra questi, una scritta in caratteri probabilmente glagolitici, parzialmente leggibile situata sull’arco trionfale, d’estremo interesse per meglio comprendere non unicamente la centralità dell’edificio di culto, ma anche i confini della zona di diffusione dell’utilizzo di quest’antico alfabeto slavo.

Dagli studi della Mader emerge come le prime tre lettere (č,f,l), seguite da una ‘o’ parzialmente intelligibile, stiano a indicare una data: 1550.
Anno in cui un viandante che conosceva quest’antica scrittura, inventata dai santi Cirillo e Metodio nel IX secolo,volle lasciare segno del suo passaggio.

In foto, una ricostruzione grafica della scritta rinvenuta nella chiesa di San Giovanni.

in Tuba

in Tuba

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La suggestiva chiesa di San Giovanni, sita presso le polle di risorgiva del Timavo, è contraddistinta dal noto toponimo ‘in Tuba’.
Questo termine di primo acchito sembrerebbe derivare dal latino ‘tumba’, riconducibile alla presenza di un sepolcreto nell’area, o da ‘tuba’ nel senso di ‘tromba’.

Ma la ‘tromba’ non risulta tra le caratteristiche del Santo.
E quindi si può pensare che tale accezione derivi più dalla credenza popolare che vede suonata nell’Apocalisse la Tromba del Giudizio: tuba mirum spargens sonum.

E forse proprio in ossequio a questa tradizione che molti notabili locali elessero il camposanto prossimo alla chiesa a loro definitiva dimora, in attesa della Resurrezione.

Franco Crevatin, professore di etnolinguistica all’Università di Trieste, asserisce invece che la toponimia derivi dal basso latino ‘tuba’, ma non nel senso di ‘tromba’ ma in quello di ‘condotto naturale o artificiale delle acque’, sinonimo di ‘tubus’.

Questa derivazione appare evidente –come indicano i suoi studi- anche in molte lingue romanze: zube, dal tedesco svizzero derivato dal dialetto romanzo, indica la condotta di una fontana; tou, in lionese, significa condotta sotterranea, acquedotto; Fantova (Spagna) deve il suo nome a Fonte Tuba, che, in aragonese, è divenuta toba, ossia buco nella roccia..

Il parallelo con le acque di risorgiva del Timavo par dunque evidente.

Fonte Timavi

Fonte Timavi

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Il lacus Timavi, rappresentato nella Tabula Peutingeriana.

Il toponimo Fonte Timavi, come già fece notare la dott.ssa Bertacchi, archeologa già direttrice del Museo Archeolgico Nazionale di Aquileia, è una denominazione che è possibile far riferire all’antica mansio romana insistente in epoca imperiale sulla via Gemina (?), oggi racchiusa nel complesso dell’acquedotto del Randaccio.

La Tabula Peutingeriana, inserita nell’elenco delle Memorie del Mondo dell’UNESCO, è una copia bassomedievale di un antico stradario militare dell’Impero romano.

Deve il suo nome a Konrad Peutinger, antiquario e umanista formatosi a Roma e a Padova, che ereditò la mappa dal bibliotecario dell’imperatore Massimiliano I d’Absburgo, Conrad Celtis.

Conservata presso l’Hofbibliothek di Vienna, ha acquisito anche il nome di Codex Vindobonensis (324), dalla denominazione romana della capitale austriaca.

La dignità topografica riservata sulla carta alla Fonte Timavi è del tutto parificabile a quella della vicina Aquileia: in epoca calssica la zona del lacus deve aver di certo rivestito un ruolo cardinale come nodo viario, commerciale e strategico.