il dio Mitra

il dio Mitra

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Chi era Mitra? Dove veniva venerato? Qual è stata la diffusione del suo culto in regione?

Iniziamo oggi un piccolo iter dedicato agli aspetti del culto a questo dio frigio, che ha lasciato tracce sensibili anche nei nostri territori, e lo facciamo in vista della giornata di visita al Mitreo di Camporosso, prevista per il primo giugno.
In quell’occasione l’associazione culturale Lacus Timavi appoggerà un’iniziativa organizzata dalla Società friulana di Archeologia Onlus, in collaborazione con l’associazione di ricerca LandScapes e il Museo Etnografico Palazzo Veneziano Malborghetto, in cui sarà proposto un itinerario archeologico guidato in Val Canale e di cui daremo prossimamente ampia informazione.

Mitra è un’antichissima divinità persiana, simbolo della luce solare fecondatrice della natura.
Essendo il sole ‘un dio che tutto vede’, Mitra giudicava le azioni degli uomini, per cui i fedeli del dio dovevano aspirare a un’assoluta purezza e integrità morale, per non incorrere nella sua ira.
Il culto di Mitra giunse in Italia dopo la guerra di Pompeo contro i pirati della Cilicia, nel 67 a.C.: divenne ufficiale sotto Traiano e onorato con il nome di ‘Sol Invictus’ nel 304 d.C.: fu proclamato ‘fautor’, (patrono dell’Impero Romano) da Diocleziano.
Ebbe grande diffusione in tutto l’Occidente, specie nelle province nordiche di confine (Mesia, Dacia, Pannonia, Germania, Britannia), dove lo propagandarono le guarnigioni militari, fra le quali il mitraismo trovò i suoi adepti più numerosi e fedeli. A questo proposito va ricordato che la XV LEGIONE Apollinare, nella quale militavano le genti giuliane, prestava servizio in Asia Minore.

Mitra e lo zoroastrismo

Mitra e lo zoroastrismo

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I santuari mitraici erano per lo più sotterranei (ipogei) o semisotterranei (cripte), di pianta rettangolare, con due banconi per i fedeli lungo i lati maggiori,un altare nel mezzo e, nel fondo, di fronte all’ingresso, una lastra marmorea, su cui era rappresentata l’impresa culminante del dio, cioè la ‘tauroctonia’, l’uccisione del toro.

Mitra uccide il toro con la spada e il sangue sgorga dalla ferita; alcuni animali, cioè il cane e il serpente lo lambiscono, mentre lo scorpione e la formica cercano di colpire i genitali del toro.

Il cane è un animale utile ed appartiene all’ordine di Ahura-Mazda, antichissima divinità persiana del bene legata allo zoroastrismo e creatrice dei mondi terreno e astrale, mentre serpente, scorpione e formica sono animali dannosi, specie alla vegetazione, ed appartengono all’ordine di Ahriman, spirito del male legato alla stessa religione, principe dei demoni.

Il toro,dalla cui coda eretta spuntano spighe di grano, è il toro cosmico che, morendo, dà origine alla vita: infatti dal suo sangue nasce la vita, dal suo midollo spinale il grano, dal suo seme le specie animali, secondo una tradizione conservata nelle scritture zoroastriche,con diretto riferimento ai riti agrari. (continua)

in foto: il mitreo ipogeo di Duino.